Libano, governo introduce tassa su chiamate Whatsapp: è rivolta

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Le opposizioni hanno apertamente accusato il governo presieduto da Saad Hariri di incapacità e hanno già chiesto più volte le dimissioni.

Insomma, una protesta che se non fosse per le difficoltà e i problemi che quotidianamente vivono i cittadini tanto da spingerli, ormai da giorni, a protestare contro il governo, la presenza così colorata e così compatta di uomini e donne di etnia e religione differenti, potrebbe far pensare anche ad un clima di festa in cui trovano posto persino i bambini. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta di una nuova tassa, l'ennesima, su Whatsapp, incredibile infortunio governativo. La legge sulle chiamate con WhatsApp era stata nel frattempo ritirata, ma tra sabato e domenica le manifestazioni sono ricominciate e Hariri ha minacciato di dimettersi se i suoi alleati di governo non avessero approvato importanti riforme economiche. La situazione è in bilico e per alcuni istanti è sembrata volgere al peggio dopo la notizia della morte di due persone coinvolte in un incendio.

Si tratte delle proteste più massicce degli ultimi anni in Libano: migliaia di persone si sono riunite ieri sera davanti al Gran Serraglio, la sede del governo, al centro della capitale, costringendo l'esecutivo a revocare i piani di una nuova tassa sulle chiamate via Internet.

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Strade bloccate ma anche scuole, negozi e uffici chiusi. "Alziamo la voce insieme ai manifestanti - ha dichiarato - per opporci all'introduzione di tasse aggiuntive".

Come riportato dal quotidiano "La Repubblica", le manifestazioni sono culminate in violenti scontri. Una giornata molto particolare a Beirut con la città che deve fare i conti con i danni provocati da questi disordini.

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