ArcelorMittal, "cinquemila esuberi per non lasciare Ilva". Conte: "Inaccettabile"

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Prosegue quindi il presidio di lavoratori davanti alla direzione dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto dopo la conferma della volontà di recesso del contratto da parte dell'azienda.

Scenario che ha trovato la netta opposizione del governo. Con due appendici non di poco conto: il sì dell'Europa, tutt'altro che scontato; e il peso dell'eventuale operazione sui conti pubblici, sul quale anche al ministero dello Sviluppo economico circola un certo scetticismo.

I vertici dell'azienda non arretrano di un millimetro e non mandano alcun segnale, mentre il premier Giuseppe Conte ha aperto un tavolo permanente di crisi con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti, e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

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Si attiveranno automaticamente con un allarme che avviserà il conducente della presenza del bambino nella vettura con segnali visivi e acustici .

A 24 ore di distanza dalla drammatica conferenza stampa con cui il governo ha fatto sapere che ArcelorMittal vuole 5 mila esuberi per tenersi l'ex Ilva, non si registrano passi avanti che lascino intravedere la possibilità di uscire dallo stallo.

"Vedremo che cosa ci dirà l'azienda, posso dire che la posizione di Italia Viva è che i patti si rispettano". Era chiaro che non si poteva lasciare che l'altoforno uccidesse ancora ed erano già stati ottenuti tre mesi di proroga per la messa in sicurezza, come in generale avrebbe dovuto essere chiaro che un paese civile non può permettere che si produca senza le garanzie di sicurezza per i lavoratori. A fare il punto della situazione sul fronte degli scioperi negli stabilimenti ex Ilva, per ora proclamati dalla sola Fim, è il leader Fiom Francesca Re David dopo la formalizzazione dell' avvio da parte della multinazionale della procedura di cessione di ramo d'azienda ex articolo 47, che prevede il trasferimento degli stabilimenti e di tutti i dipendenti ai commissari straordinari. Nella lettera inviata ai sindacati e alle rsu, viene indicata, sito per sito, la composizione della forza lavoro del perimetro oggetto di retrocessione.

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