Strage di Nassiriya, non basta il ricordo

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Il 12 novembre 2003 entrai in un bar del mio paese per prendere un caffè, vidi diverse persone che normalmente non leggono i giornali, tutti accalcati su un quotidiano.

Nella foto, un soldato si aggiusta l'elmetto, davanti alla base sventrata: è lo scatto simbolo della strage di Nassiriya realizzato dalla fotoreporter Anya Niedringhaus, premio Pulitzer 2005 come giornalista di guerra in Iraq, uccisa in Afghanistan da un talebano con addosso la divisa delle forze di sicurezza governative nel 2014. La preghiera che ho fatto è la stessa che avevo fatto a Gesù per l'attentato di Nassirya: anche senza un braccio o una gamba, l'importante è che tornino a casa. Parte non particolarmente preoccupato, tanto che la sorella Mary in quei giorni della strage a Nassiriya in un'intervista al Corriere della Sera afferma: "Ivan non aveva mai manifestato alcuna preoccupazione particolare, niente che non fosse la quotidianità di un contesto difficile, certamente, ma in qualche modo considerato meno rischioso rispetto alla realtà di altre zone neanche troppo distanti".

Esattamente sedici anni fa, alle 8,40 del mattino (le 10,40 in Iraq), saltava in aria la caserma dei Carabinieri a Nassiriya, a 308 km da Baghdad, provocando 29 morti, di cui 19 Italiani: 12 Carabinieri, 5 militari, un cooperatore e il regista Stefano Rolla.

Accadde oggi l'attentato nella città iraqena di Nassiriya.

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Infatti, secondo La Gazzetta dello Sport , nelle prossime ore potrebbe arrivare una decisione dell'allenatore di Reggiolo. E' chiaro che più di questo non potrà fare e toccherà ai calciatori seguirlo per riuscire a superare questo momentaccio.

Il contributo italiano in Iraq si concretizza a partire dal 15 luglio in "Antica Babilonia", una missione di peacekeeping con molteplici obiettivi: il mantenimento dell'ordine pubblico, l'addestramento delle forze di polizia del posto, la gestione dell'aeroporto e gli aiuti da portare alla popolazione. A tutti i soldati il ringraziamento per il loro impegno, la loro abnegazione e il loro spirito di sacrificio.

I premiati, che hanno anche ricevuto un assegno cadauno di mille euro, si sono tutti distinti per la professionalità e il coraggio nel rispondere alle richieste di aiuto anche non essendo in servizio; ma comunque pienamente consapevoli della rilevanza del proprio ruolo e della loro missione. Con quella strage, l'Italia visse il proprio tragico "11 settembre".

"Anche oggi, con questa cerimonia - ha sottolineato la consigliera Lavini - il nostro Comune vuole essere vicino non solo alle vittime di questa tragedia, ma a tutti i militari impegnati in missioni di pace". E dal 5Stelle Aresta: "La guerra fu un errore, ma rispettare il sacrificio dei militari". "Perché i nostri soldati in Medio Oriente non sono crociati né invasori, ma soldati impegnati in missioni internazionali di pace", scrive ancora Novelli.

Quel 12 novembre di 16 anni fa, racconta Coletta, "mi è rimasto dentro, ci accompagna sempre, me e mia figlia, in ogni istante della nostra vita: ricordo le parole che ci siamo detti al telefono nelle ultime ore prima dell'attentato; mi rimane soprattutto l'orgoglio e la fierezza per quello che Giuseppe insieme ai suoi colleghi faceva, oltre alla consapevolezza che la morte non è una fine ma è sempre un inizio".

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