Venezia, il "padre" del Mose: attivarlo sarebbe stato una follia

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Un evento con 110 relatori (i vertici di Intesa Sanpaolo, Fincantieri, San Benedetto, Nestlé, Google, Microsoft, Tim, Bosch, Geox, Cisco, L'Oréal, Electrolux, Brooks Brothers, Kpmg, Techint, lastminute.com, Gambero Rosso, Coldiretti, CISL, Iit), 1.500 persone iscritte all'evento, 50 partner privati, che avevano garantito la sostenibilità economica di un'iniziativa lanciata da un'università fieramente pubblica.Poteva essere uno dei tentativi più riusciti per affermare che anche a Venezia, e non solo a Milano, Londra, San Francisco o Shangai, si possa parlare di futuro, contribuendo così a evitare che la città diventi solo un museo a cielo aperto. In realtà quella zona era abitata addirittura già in epoca pre-romana dove antiche popolazioni italiche tra paludi e laguna trovavano abbondanza sia di selvaggina che di pesce e potevano anche dedicarsi alla raccolta del sale. Tra i problemi tipici di Venezia i più evidenti sono dati dalle particolarità dei trasporti e del traffico acqueo, e dai disagi causati dall' "acqua alta": una marea elevata, tale da sommergere i punti più bassi di molte fondamente, calli, rii (rio dei pensieri lo frequentavo spesso) e campi; solo in casi eccezionali risultano allagate parti estese della città. Il padre del Mose ("più che il padre, sono il nonno del Mose", scherza) lo spiega in un'intervista pubblicata su 'la Repubblica' in cui sostiene che "tecnicamente era possibile sollevare le barriere, ma poi non saremmo stati in grado di seguire la marea, perché gli impianti non sono pronti". Sul Mose ci sono state critiche iniziali dei verdi e di altri cittadini veneziani e non, che non sono state ascoltate dalle Autorità a Roma, mentre il Sindaco Cacciari intuì l'iter strano del Mose e diede fiducia al Tecnico, V. Di Tella, che fece e propose osservazioni e modifiche del progetto Mose, ma a Roma le Autorità preposte, e il primo ministro di allora, non volle riceverlo nonostante Cacciari lo avesse indicato.

"Dovete togliervelo dalla testa, il Mose non può ancora proteggere Venezia perché non è finito". La consegna dell'opera è prevista per il 31 dicembre del 2021, salvo nuovi intoppi e ritardi. Una storia molto italiana quella del Mose, passato da essere un'opera ingegneristicamente avanzata a simbolo della corruzione. Nel 2003 - sedici anni fa, quasi diciassette - sono iniziati i lavori per la sua realizzazione. Il 12 ottobre 2014 - undici anni dopo, cinque anni fa - furono sollevate per la prima volta quattro delle 78 paratie. Nel 2016 - tre anni fa - l'opera avrebbe dovuto essere completata. In teoria, il Mose oggi dovrebbe essere pronto all'85%. Funzionerà anche con maree alte tre metri. L'alternativa è quindi pensare ad una gestione annuale e questo intervento è necessario per mantenere la sopravvivenza delle coste che nel Veneto ha un valore elevatissimo da un punto di vista economico. E che dovrebbero farci riflettere su quali siano i mali endemici del nostro Paese e di quali siano i disastri che procurano.

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Proprio perché non si tratta di un problema isolato né nuovo, da oltre quindici anni è in fase di costruzione il MOSE, lo strumento che dovrebbe proteggere Venezia proprio da episodi drammatici come quello in corso.

Esiste una corrente di pensiero che sostiene che Venezia sia tutta sbagliata già in partenza. Ma noi, tranquilli, continuiamo a prendercela con gli immigrati e con l'Europa, scordandoci le responsabilità politiche di chi urla nelle piazze.

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