ArcelorMittal, dopo Milano indaga anche Taranto

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Alla fine, i rappresentanti sindacali, hanno preso una posizione altrettanto dura nei confronti sia del Governo, sia dell'azienda, affermando che la mobilitazione non si fermerà e che gli operai continueranno a lavorare e non spegneranno gli altiforni secondo il cronoprogramma stilato dalla proprietà.

Si parla di un possibile interessamento all'impianto Ilva da parte del gruppo Oyak che controlla Ataer Holding, società che aveva avanzato una proposta di acquisto per le acciaierie British Steel, poi andate ai cinesi di Jingye.

"Siamo qui perché il ristoro delle nostre fatture non è ancora pervenuto". Il ministro Stefano Patuanelli tiene i contatti con i commissari e con i dirigenti italiani dell'azienda.

Di parere opposto sono i commissari straordinari e la Procura di Milano che ha aperto un'indagine per verificare se ci sono state da parte della multinazionale condotte lesive per lo stabilimento ex Ilva.

La partita per le sorti dell' ex Ilva di Taranto resta tutta in salita. Lo ha spiegato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, in un intervento a "Circo Massimo" su Radio Capital. "Questo governo si sta dimostrando drammaticamente incapace".

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Scudo penale (la cui reintroduzione è stata sollecitata anche dal Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia), un pacchetto di ammortizzatori sociali per oltre duemila lavoratori, sconto sugli affitti e anche la possibilità di un ingresso di Cassa depositi e prestiti nell'azionariato.

I sindacati mantengono la linea.

I cinesi contestualmente al salvataggio si sono in quel caso impegnati a rispettare un piano di riconversione degli impianti dal carbone a fonti di energia pulita che richiederà un investimento di 1,2 miliardi di sterline (1,4 miliardi di euro).

Se l'Italia non riuscirà a far desistere dai suoi propositi il cinico tycoon di ArcelorMittal, vedrà diventare nere le sue condizioni economiche: la perdita dell'acciaieria più grande d'Europa avrebbe infatti immediate ripercussioni sull'indotto, che non può andare avanti se le forniture di acciaio si interrompono: ne risentirebbero in particolare la produzione automobilistica e quella di elettrodomestici. Sopratutto perché esiste già, e non solo sulla base dell' articolo 51 del codice penale ("L' esercizio di un diritto o l' adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità"), ma sopratutto perché ne vige uno apposito per Taranto, previsto dal decreto Salva-Ilva del 2015. La tempistica deve essere contratta: gli altoforni spenti possono dare il via a una curva drammatica.

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