Libia, Erdogan: "Pronto a mandare truppe"

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La Libia è stata al centro di due telefonate del premier Conte, con il presidente egiziano al Sisi e con il presidente russo Putin, ovvero i due principali sostenitori di Haftar insieme agli Emirati Arabi e all'Arabia Saudita. Ieri è sttao il presidente Erdogan a spianare la strada per un intervento militare diretto della Turchia in Libia, annunciando un prossimo voto del parlamento di Ankara per l'invio di truppe a Tripol a sostegno delle forze di Sarraj. Lo scopo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, secondo Saleh, è quello di "provocare i paesi del Mediterraneo orientale" e di intervenire nelle Zone economiche esclusive (Zee) "senza tenere in conto la sovranità degli Stati e i loro confini marittimi e terrestri". Il Presidente del Consiglio tenta dunque la mediazione per il cessate il fuoco.

Ministro francese blocca esportazione quadro di Cimabue negli Usa: ‘tesoro nazionale’
Se ci riuscirà, l'opera di Cimabue raggiungerà la " Maestà " del pittore fiorentino già conservata al Museo del Louvre . Bloccata l'esportazione del " Cristo deriso " di Cimabue dal ministro della Cultura francese, Franck Riester .

"Presenteremo la mozione per l'invio di soldati in Libia alla ripresa dei lavori del Parlamento" il 7 gennaio, ha dichiarato Erdogan durante un discorso ad Ankara. Ufficialmente Erdogan e Putin si incontreranno per inaugurare il lancio del gasdotto TurkStream, previsto nei primi giorni dell'anno, ma appare evidente che sarà l'occasione tra i due per fare il punto sia sul dossier siriano che su quello libico, dove sono schierati su fronti opposti. Dalla Siria invece l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che gruppi di ribelli filo-turchi hanno attivato centri di reclutamento di combattenti nelle aree del nord-est controllate da fazioni leali ad Ankara, da inviare in Libia. Sul terreno, intanto, Tripoli denuncia raid di aerei da guerra a supporto di Haftar nella città di Zawiya con "morti e feriti, tra cui donne e bambini". Un altro raid ha colpito il porto nei pressi della raffineria della città, la più importante dell'ovest libico e ora obiettivo strategico della guerra.

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