Caso Regeni, i genitori: "La politica ha scelto di lasciar correre"

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"Da tempo chiediamo il ritiro dell'ambasciatore".

I genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016, sono stati auditi per la prima volta dalla commissione d'inchiesta bicamerale istituita appositamente per trovare la verità su questo controverso omicidio che ha causato e continua a causare diverse tensioni diplomatiche con il regime del generale egiziano Al-Sisi.

"L'ambasciatore italiano al Cairo Cantini da molto tempo non ci risponde - ha sottolineato - evidentemente persegue altri obiettivi rispetto a verità e giustizia, mentre porta avanti con successo iniziative su affari e scambi commerciali tra i due Paesi".

Davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta la madre di Regeni ha rivelato come "abbiamo scoperto che Giulio era stato torturato leggendo i giornali". Forse non ci è stato detto" dalle autorità italiane "per una sorta di tutela, per non farci soffrire, ma nell'epoca dell'informazione, fake news a parte, tutto si viene a sapere. "Chiedo che rapporti ha ora Alfano, che ora fa l'avvocato, col suo studio legale con l'Egitto". Sempre riguardo alle anomalie l'avvocato dei Regeni, Alessandra Ballerini, ha fatto presente nel corso dell'audizione di essere stati spiati e controllati.

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"Se l'Italia vuole avere un ruolo centrale nelle politiche del Mediterraneo", - affermano i genitori di Regeni - perché non iniziare dimostrando che pone al centro della sua politica la dignità dei suoi cittadini ed il rispetto dei diritti umani? "Renzi ci incontrò il 9 marzo e ci chiese di non andare al Cairo con il nostro legale, quel giorno l'emotività ci fece fare questa scelta che oggi non rifarei".

Un appello è infine reiterato alla professoressa dell'università di Cambridge, Maha Abdelrahman, che aveva commissionato a Giulio Regeni la ricerca sul campo al Cairo: "Dovrebbe avere il coraggio di rispondere con onestà e chiarezza alle domande che la Procura le ha posto con la rogatoria internazionale, senza 'se' e 'non ricordo'". Parlando con varie persone ed esperti, ha spiegato la mamma, è emerso che "la ricerca di per sé non era pericolosa, sono tematiche abbastanza nella norma". Era il 14 agosto 2017 quando l'allora ministro decise di rinviare l'ambasciatore al Cairo, nonostante non fossero stati fatti passi avanti sul fronte giudiziario e malgrado le tante polemiche che sollevò la decisione. E noi gli rispondemmo che non ci avrebbe convinto.

Giulio, giovane ricercatore italiano in Egitto, era stato prelevato con la forza nei pressi della stazione metropolitana, la sera del 25 gennaio. "La sua ricerca era più ampia di quella che la stampa ha pensato di evidenziare". "Ancora adesso ai convegni in Italia c'è qualche egiziano che fotografa i presenti".

Non sembra essere cambiato molto dalle uscite del ministro degli interni del Conte I, Matteo Salvini che disse di comprendere "la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni".

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