Il monologo di Rula fa piangere l'Ariston

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Ho imparato, venendo da luoghi di guerra, a credere nelle parole e non ai fucili, per cercare di rendere il mondo un posto migliore. "L'uomo che l'ha violentata, per anni aveva le chiavi di casa", ha sottolineato fortemente emozionata. "Voleva liberarsi del suo corpo perché fu stuprata due volte, la prima a 13 anni e poi dal sistema che non le ha permesso di denunciare". Il cortocircuito si crea quando il lavoro coincide con l'essere bella, e non "semplicemente" o "diversamente": ma bella a tutti i costi, tanto da cambiarsi i connotati con il bisturi.

Sicura Diletta Leotta? Nel suo discorso sulla bellezza al Festival di Sanremo, la giornalista ha detto: "Sono bellissima, ma sapete la bellezza capita, non è un merito". Parlando di quello che dirà stasera sul palco, la Jebreal ha poi accennato alla figlia: "Sono felice di parlare davanti a mia figlia, perché dirò delle cose che non ho mai detto nemmeno a me stessa finché non ho compiuto 40 anni". A sentire lui, la sorella sarebbe tutta naturale. "Altrimenti col cavolo che sarei qui", conclusione che fa scivolare dallo scarico 5 minuti di ipocrisia e ci consegna al resto della serata. Penso che uno dei motivi per cui facciamo poca attenzione è che quando c'è un abuso non lo sentiamo nostro, ma riguarda tutti noi: "la nostra società e noi come singoli", conclude. "È necessario parlare, il senso in fondo è nelle parole giuste e nelle domande giuste". Certo ho messo un bel vestito. Domani chiedetevi pure al bar "Com'era vestita Rula?".

Ma l'urlo più grande è quello per gli uomini: "Parlo agli uomini: lasciateci essere quelle che siamo, madri, casalinghe in carriera". A proposito della maternità ha poi aggiunto: "Quando ho avuto mia figlia ho iniziato davvero a vivere, lei è la mia coscienza morale ancora più sviluppata, fuori dal mio corpo".

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Mi sono messo subito a disposizione della Procura Federale e ho dimostrato la mia assoluta estraneità da qualsiasi addebito. Il ds giallorosso si è sempre difeso, facendo riferimento ad un lapsus: "Ho detto maggio anziché luglio".

"In tutto questo tuo lunghissimo tempo, cara nonna, sei riuscita a riempirti le tasche di mille cose da raccontare e mille affetti a cui badare, ma ti sei lasciata dietro la tua giovinezza che faceva girare la testa a ogni uomo".

"E noi non vogliamo più avere paura". Nessuno può permettersi il diritto di addormentarci con una favola. Vogliamo essere questo: musica.

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