Studente egiziano arrestato, si teme un nuovo caso Regeni

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Un ricercatore egiziano Patrick Zaky, che stava studiando in Italia è stato arrestato all'arrivo al Cairo con l'accusa di "danneggiare la sicurezza nazionale", scatenando allarme tra le autorità italiane che temono una ripetizione del caso dello studente di dottorato italiano Giulio Regeni assassinato brutalmente.

Il cda dell'ateneo: "Preoccupazione per vicenda Zaky" Il Consiglio di Amministrazione dell'Università di Bologna, riunitosi oggi, esprime "preoccupazione per la vicenda che sta coinvolgendo Patrick George Zaky, studente iscritto al master internazionale Gemma, e manifesta piena solidarietà all'intera comunità studentesca dell'Alma Mater". Sabato mattina infine è ricomparso, non più all'aeroporto della capitale ma davanti alla procura di Mansoura, la sua città natale, per un nuovo interrogatorio.

Arrestato senza apparenti motivi all'aeroporto del Cairo, trattenuto per 27 ore senza che se ne sapesse niente, interrogato, torturato e infine incriminato. "Rischio di detenzione prolungata e tortura". Lo studente è stato selezionato nell'ambito di un master europeo tenuto da università di diversi Paesi. "Insieme al ministro Di Maio stiamo operando tramite i canali diplomatici per reperire informazioni certe e trasparenti e verificare la situazione in maniera accurata nel rispetto dei diritti della persona", ha dichiarato Gaetano Manfredi, ministro dell'Università e della Ricerca scientifica. Chiede di non diffondere la notizia dell'impegno di Zaky per le persone Lgbtq se l'articolo dovesse venire tradotto anche in arabo: "In Egitto questo è ancora un motivo per venire perseguiti dalla legge: se questa notizia arrivasse ai media arabi, la posizione di Patrick diventerebbe ancora più delicata".

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Dell'arresto è stata informata anche il ministero degli esteri: la Farnesina e il ministro Di Maio seguirebbero da vicino la vicenda e avrebbero chiesto informazioni ufficiali all'ambasciata egiziana di Roma. Preoccupanti sono anche le accuse nei suoi confronti, emerse poco per volta: George Zaki è infatti accusato di aver pubblicato notizie false con l'intento di disturbare la pace sociale, di aver incitato proteste contro l'autorità pubblica, di aver sostenuto il rovesciamento dello stato egiziano, di aver usato i social network per minare l'ordine sociale e la sicurezza pubblica, e di aver istigato alla violenza e al terrorismo. "Patrick sa bene che la custodia cautelare, come avviene nel caso di numerosi attivisti incriminati, può essere rinnovata per lunghi periodi di tempo, anche un anno o due", spiega Ghally.

Presso l'ateneo felsineo il ricercatore e attivista per i diritti umani della Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr) seguiva un master sulla tutela dell'identità di genere. Non solo l'Italia, ma tutta l'Europa devono intervenire affinché Zaky venga liberato.

Secondo quanto riferiscono fonti di Eipr, Zaki era di rientro in Egitto per un breve periodo di vacanza, ma la polizia lo ha catturato in base a un mandato emesso nel 2019 e del quale l'attivista non era nemmeno a conoscenza. "Uniamo la nostra voce a quella della famiglia Regeni nel chiedere al governo di inserire l'Egitto nella lista dei Paesi non sicuri e di richiamare l'ambasciatore italiano in Egitto per consultazioni".

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