Coronavirus, M5S: "Piena fiducia in Conte, no ipotesi Draghi"

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L'ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi è intervenuto sulla delicata questione economica derivante dall'emergenza Coronavirus. Ed infatti molte sono state le critiche, ovviamente sopratutto da parte della minoranza: "collaborazione non è un garbato ascolto", ha commentato Salvini; "non vogliamo essere solo sentiti, ma anche ascoltati", ha aggiunto la senatrice di FdI Isabella Rauti; "la collaborazione non è obbedienza", ha ribadito la capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini. Non solo "Quantitative Easing" ma addirittura l'aumento a dismisura del debito pubblico dei singoli Stati europei. "I livelli più alti di debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata dalla cancellazione del debito privato".

In un lungo editoriale su Financial Times l'economista che col suo "whatever it takes" ha salvato l'economia europea (e italiana), lanciato il Quantitative easing e risollevato il Belpaese da una crisi devastante, spiega quali sono le mosse giuste per superare la 'bomba Coronavirus'.

La velocità del tracollo dei bilanci delle aziende private - provocate da una chiusura economica al contempo doverosa e inevitabile - dovrà essere contrastata con pari celerità dal dispiegamento degli interventi del governo, dalla mobilitazione delle banche e, in quanto europei, dal sostegno reciproco per quella che è innegabilmente una causa comune. Lo stesso Draghi che alcuni evocano alla guida di un governo di unità nazionale di grande coalizione, quando la fase emergenziale sarà passata e si dovrà pensare alla ricostruzione e al rilancio. Una recessione profonda è inevitabile. È stato un modo per drammatizzare quello che avverrà a guerra finita ma soprattutto per spronare il governo a un maggiore realismo (e qui l'insoddisfazione, chiamiamola così, verso l'operato di Giuseppe Conte è stata evidente). Innanzitutto dobbiamo evitare che le persone perdano il proprio lavoro. E ancora: "Il costo dell'esitazione potrebbe essere irreversibile".

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Lo ha confermato il vicepresidente dei contenuti, Ken Florance , parlando della questione sul blog. In tal modo si evita un eccessivo sovraccarico delle reti.

La priorità è proteggere la popolazione dalla perdita dei posti di lavoro: "Di fronte a circostanze non previste un cambio di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra".

Ma la sera di giovedì 26 marzo si è sfiorata la rottura al Consiglio europeo tenuto in teleconferenza. Forse per incapacità di guardare oltre o per ignoranza delle norme, fatto sta che è più facile dire "non si può fare questo o non si può fare quello". E c'è un altro ma: i 3mila miliardi resteranno nell'iperuranio, saranno un acquedotto potente che passa sulla testa di scemi che fanno la danza della pioggia, ma non hanno attrezzato un rubinetto. Possiede un forte settore pubblico in grado di coordinare una rapida risposta. "Se non lo faremo, usciremo da questa crisi con livelli di occupazione e di capacità produttiva permanentemente più bassi, mentre le famiglie e le aziende faticheranno a rimettere in sesto i loro bilanci e a ricostituire i loro patrimoni netti". La velocità è essenziale per l'efficacia. Cioè, si potrà continuare a garantire in egual misura privilegi di pochi ed i diritti di tutti, usando un debito pubblico che difficilmente a questo punto potrà essere estinto, proprio perché non potrà essere pagato da entrate sempre più esigue, provenienti da ceti sociali sempre più defraudati del reddito da lavoro e per la opposta resistenza dei ceti sociali possidenti e privilegiati, che detengono la gran parte della ricchezza sociale prodotta?

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