Coronavirus, un autorevole studio inglese: "In Italia 5,9 milioni di casi positivi"

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Un italiano su dieci potrebbe avere contratto il coronavirus, in una delle sue molteplici forme - dall'asintomatico all'estremamente virulento. "Questi interventi mirano a gestire l'epidemia per prevenire un aumento di casi che potrebbe sovraccaricare la capacità di assistenza sanitaria". "È certamente un momento difficile per l'Europa - ammette Samir Bhatt - ma i governi hanno preso provvedimenti significativi per garantire che i sistemi sanitari non vengano sopraffatti". Vi sono prove concrete del fatto che questi provvedimenti hanno iniziato a funzionare e hanno appiattito la curva. "Riteniamo che molte vite siano state salvate". "L'Italia - si legge nel report del centro di ricerca - avrebbe circa 6 milioni di infetti", che corrisponde a circa il 10% della popolazione.

Cautela invece sui tempi di ripresa: "Tuttavia, è troppo presto per dire se siamo riusciti a controllare completamente le epidemie e le decisioni più difficili dovranno essere prese nelle prossime settimane", avverte il report. Poi c'è il totale dei contagiati che ieri ha superato quota 100.000, attestandosi al secondo posto a livello mondiale per numero: solo negli Stati Uniti ci sono numeri più alti.

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Nelle prossime settimane saranno perfezionati gli accordi individuali con i tesserati , come richiesto dalle normative vigenti. Un'operazione che permette un risparmio a bilancio di 90 milioni di euro (circa un terzo del monte ingaggi complessivo).

Lo studio si basa sull'analisi matematica dei dati forniti quotidianamente dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie circa i decessi legati a Covid-19 in 11 Paesi europei colpiti dall'epidemia: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. "Ma poiché questi interventi sono molto recenti nella maggior parte dei Paesi, e c'è un ritardo tra infezione e decesso, ci vorrà più tempo - da giorni a settimane - affinché questi effetti si riflettano sul numero di morti che si registrano ogni giorno". Con le attuali misure che restano in atto almeno fino alla fine di marzo, stimiamo che gli interventi in tutti gli 11 paesi avranno permesso di evitare 59.000 decessi fino al 31 marzo. Molte altre saranno evitate se le misure verranno mantenute fino a quando diminuirà la trasmissione. Spiega Gandy: "L'impatto della pandemia è estremo - aggiunge - ma sarebbe stato molto peggio senza gli interventi adottati. Confermarli è cruciale per controllarla".

IL VIROLOGO - L'Imperial College di Londra "stima le infezioni di Covid-19 in Italia al 28/3: 9,8% della popolazione, 5,9 milioni di casi". "Capite perchè l'Italia ha tanti morti in più rispetto alla Germania?" scrive su Twitter lo scienziato. Ovvero 2,7% nel Regno Unito, solo 0,41% in Germania, 3% in Francia e 9,8% in Italia, che tradotta in numeri significherebbe tra i 7 e i 43 milioni di persone in totale. Il primo a pronunciarsi, elogiando il lavoro svolto dai colleghi britannici, è stato il virologo e Professore dell'Università Vita-San Raffaele Roberto Burioni che, sui social, scrive: "E' appena uscito uno studio sull'epidemia di COVID-19 in Europa degli epidemiologi dell'Imperial College di Londra, tra i più bravi del mondo".

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