Berrettini: "Preferisco aiutare famiglie e ospedali piuttosto che i tennisti"

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Come ben sappiamo la stagione di tennis è ancora ferma a causa dell'emergenza sanitaria Coronavirus. In una recente intervista rilasciata ai microfoni della 'Gazzetta dello Sport', il tennista italiano Matteo Berrettini ha parlato della possibile ripresa degli allenamenti e dei tornei internazionali. Su questo punto di vista, però, il 24 enne di Roma, è parso un po' sfiduciato.

"Il piano di aiuti di Djokovic ai tennisti in difficoltà? Credo sia molto difficile permettere ad una nazione di ospitare un evento con 400- 500 atleti che arrivano da 80 paesi diversi, ma spero tanto di sbagliarmi e spero che in un futuro prossimo si possa giocare e si possano riprendere le attività perché il mondo ne ha bisogno". Un tennis diverso da quello al quale siamo abituati, ma senza stravolgere le basi: "giocare con un guanto di lattice, ad esempio, non può essere la stessa cosa perchè si perde completamente la sensibilità sulla racchetta e credo non si possa fare". Malgrado oggi giorno ci siano giocatori di tennis che hanno il proprio conto in rosso. Spero si trovi una soluzione. Con Nole ci siamo scritti, non è una cosa obbligatoria: io preferisco aiutare situazioni più complesse, come un ospedale, una famiglia in difficoltà, piuttosto che un tennista - dice Berrettini -. "Vediamo cosa succederà" ha concluso il tennista italiano. Infatti, secondo lui, il campionato italiano si disputa solo in Italia e i giocatori vivono in Italia e quindi non sono obbligati a viaggiare all'estero. Secondo il romano le nuove regole per giocare a tennis in totale sicurezza sono di difficile applicazione.

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Se si giocano tre partite in una settimana il recupero fisico tra una prestazione e l'altra è difficile. Le proprietà internazionali dei club italiani possono fare la differenza in questa fase?

Per lo sportivo si potrebbe creare un circolo per il tennis in cui solo i residenti nazionali giocano e questo potrebbe valere anche per le altre discipline agonistiche.

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