Carceri, Bonafede: "Su nomina Dap nessun condizionamento, ricostruzione inaccettabile"

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"Non vi fu alcuna interferenza, diretta o indiretta, nella nomina del capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Non mi riferisco alle parole del dottor Di Matteo: mi riferisco invece al fatto che su quelle parole pronunciate domenica 3 maggio 2020, il dibattito politico e mediatico ha generato una congerie di caotiche e vergognose illazioni e suggestioni istituzionalmente e personalmente inaccettabili". E la replica di Bonafede è anche sul piano personale: "C'è un confine e un limite a tutto e per me, quel confine, in politica e fuori dalla politica, è rappresentato dalla mia onorabilità, nonché dal rispetto degli altri e della memoria di chi è morto per servire il Paese". Punto! Non sono disposto a tollerare più alcuna allusione: "lo devo a me stesso ma lo devo prima di tutto alla carica istituzionale che mi onoro di ricoprire", ha ribadito il Guardasigilli.

Diviso in tre articoli, il primo sulle "misure urgenti sulla detenzione domiciliare e il differimento della pena per motivi connessi all'emergenza Covid" stabilisce che per i condannati per terrorismo o mafia e per tutti i reati che mirano ad agevolare le associazioni mafiose e per quelli che si trovano al 41 bis "ammessi alla detenzione domiciliare o con il differimento della pena per il Covid dal magistrato si sorveglianza, che ha acquisito il parere della procura nazionale antimafia, il magistrato valuta la permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria entro il termine di 15 giorni dall'adozione del provvedimenti, e successivamente con cadenza mensile". Colloqui informali di due anni fa, ricostruiti con fatica, chiarisce.

Si difende in aula alla Camera il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede rispondendo alle accuse mosse dal magistrato Nino Di Matteo che aveva nei giorni scorsi esplicitamente detto che il ministro gli aveva proposto la nomina la Dap nel 2018 e che poi aveva ritrattato perché messo sotto pressione da esponenti della mafia. La domanda è se io mi feci intimorire o condizionare da qualcuno: la risposta è molto semplice.

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L'incontro tra Bonafede e Di Matteo avvenne il 19 giugno, quando Bonafede propose un ruolo equiparabile a quello che fu di Falcone. E spiega che il capo del Dap non si occupa solo della gestione dei detenuti mafiosi, ma anche delle carceri, della loro edilizia, del personale, della burocrazia eccetera. La mafia avrebbe constatato una sola circostanza: "Di Matteo, dentro le istituzioni, lavorava al fianco del Ministro della giustizia". Il 20 giugno tornò a trovarmi e mi disse che non era più disponibile perché avrebbe preferito il Dap.

Concludendo la sua informativa alla Camera Bonafede ha ricordato che "proprio stamattina ha preso possesso delle sue funzioni il nuovo capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, il dottor Bernardo Petralia mentre, da circa una settimana, ha iniziato il suo lavoro di vice capo DAP il dottor Roberto Tartaglia".

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