Confcommercio: "Non ci sono le condizioni per riaprire le attività"

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Non è un grido nuovo alle orecchie ma è una realtà che era stata paventata fin da subito, ancor prima che il lockdown diventasse concreto, tangibile e comportasse conseguenze deleterie. I protocolli di sicurezza ancora non ci sono: chi aprirà tra pochi giorni, come lo dovrà fare e per chi?

Stime, potenziali e variabili, che sembrano descrivere l'infausto futuro per numerose piccole-medio imprese che potrebbero non riuscire a tirare mai più sù le serrande. "A rischio c'è l'intero comparto turistico".

Per la Confederazione, occorre anche eliminare le voci di costo che accompagnano gli stessi contratti a termine, "insostenibili ormai per le imprese".

Non usa mezze parole Gianni Indino, presidente Confcommercio della provincia di Rimini, per descrivere la situazione che si è venuta a creare con la diffusione delle indicazioni di Inail e Istituto Superiore della Sanità per la riapertura delle attività economiche nella seconda fase dell'epidemia di Covid-19. "I piccoli commercianti e i gestori di pubblici esercizi del territorio sono ormai allo stremo - spiega - non solo economicamente per la chiusura forzata, ma soprattutto per l'assoluta mancanza di chiarezza e ufficialità nelle linee da seguire per la riapertura".

Balotelli a Chiellini: "Non dici le cose in faccia"
Le Iene sono state a casa di Balotelli , poi a casa di Chiellini e li hanno messi in comunicazione con una telefonata. Da quell'intervista Melo si sarebbe lasciato sfuggire un "Dei tifosi non me ne importa niente".

"[.] Nel settore del commercio al dettaglio in esercizi specializzati, l'incidenza dei costi fissi sul totale dei costi di esercizio sfiora il 54%".

"Sarebbe piuttosto auspicabile - ha aggiunto Confcommercio - che tali risorse possano essere impiegate coinvolgendo i fondi interprofessionali che, oltre a essere più strutturati per garantire un'adeguata offerta formativa, sono anche caratterizzati da una composizione partitetica delle Parti sociali". Quando ci si potrà spostare, quindi, tra una regione e l'altra.

Secondo Confcommercio, la deroga non dovrebbe essere tuttavia limitata, come si legge nella bozza del Decreto 'rilancio', al solo periodo di emergenza sanitaria, "considerando che, in base agli ultimi dati Istat, non basterà un anno per tornare ai livelli di occupazione pre-Covid". Un terzo apparterrebbero al commercio, due terzi ai servizi. Particolarmente colpiti sarebbero gli ambulanti (a rischio il 29%), i negozi di abbigliamento (16,1%), i bar e i ristoranti (45mila imprese pari al 16,2%) e gli alberghi (7.500 strutture pari al 13,4%).

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