Sindrome di Kawasaki, l’allarme: 30 casi in più a Bergamo

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Pubblicato su The Lancet lo studio [1 ] condotto presso il reparto Pediatria dell'Ospedale di Bergamo in seguito all'incremento delle segnalazioni di Malattia di Kawasaki nei bambini con Covid-19.

Nello specifico, 8 bambini sui 10 con sintomi simili alla malattia di Kawasaki, sono risultati positivi al Sars-Cov-2.

"Nel lavoro pubblicato dai colleghi inglesi su otto casi solo uno era completamente sovrapponibile alla malattia di Kawasaki e anche il lavoro italiano non ha una completa sovrapposizione". Il "nostro studio - afferma l'autore principale, Lorenzo D'Antiga - fornisce la prima chiara evidenza di un legame tra l'infezione da SarsCov2 e questa condizione infiammatoria". A Bergamo aumentano i casi di bambini colpiti da sindrome di Kawasaki che, secondo gli esperti, potrebbe essere legata al COVID-19.

La malattia di Kawasaki è una rara condizione pediatrica che provoca febbre molto alta, congiuntivite bilaterale, secchezza delle fauci, eruzioni cutanee su torace e palmi, desquamazione della pelle di mani e piedi, arrossamento di lingua e cavità orali, linfonodi del collo ingrossati e nei casi più gravi gonfiore dei vasi sanguigni del cuore e problemi che possono causare affanno e dolore toracico.

In genere, circa un quarto dei bambini affetti presenta complicazioni a livello delle arterie coronarie, ma la condizione si risolve rapidamente e praticamente in tutti i bambini, se trattata in modo appropriato in ospedale. Lo studio mostra che, mentre sono state 19 le diagnosi in quell'area in 5 anni fino a febbraio, ci sono stati ben 10 casi tra il 18 febbraio e il 20 Aprile. Non è noto cosa scateni la malattia, ma si ritiene che si tratti di una reazione immunologica anormale successiva ad un'infezione.

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La prova potrà valere fino a un massimo di 40 punti mentre il peso dei crediti complessivi sarà fino ad un massimo di 60 punti . Innanzitutto quest'anno tutti gli studenti saranno ammessi alla prova finale che avrà inizio il 17 giugno alle ore 8 ,30.

Nel frattempo a Bergamo comincia lo studio su 10 bambini con sintomi simili alla malattia di Kawasaki arrivati in ospedale tra il primo marzo e il 20 aprile.

I pediatri del Papa Giovanni hanno effettuato uno studio retrospettivo su tutti i 29 bambini ricoverati con sintomi della malattia di Kawasaki dal 1 ° gennaio 2015 al 20 aprile 2020. Le condizioni dei due bimbi, risultati negativi al tampone per il coronavirus, sono attualmente stazionarie e sotto controllo anche se il recente aumento dei casi di Kawasaki tra i più piccoli ha indotto i medici degli ospedali italiani a prendere diverse precauzioni. "L'aumento non è spiegato da una crescita dei ricoveri ospedalieri - prosegue il comunicato - poiché il numero di pazienti ricoverati nei mesi di marzo e aprile 2020 è stato sei volte inferiore rispetto a prima che il virus fosse stato segnalato per la prima volta nell'area".

I bambini che presentavano sintomi dopo il marzo 2020 avevano in media qualche anno di più (età media 7,5 anni) rispetto al gruppo diagnosticato nei precedenti cinque anni (età media 3 anni). La metà dei bambini (5/10) inoltre presentava segni di sindrome da shock tossico, mai rilevata nei casi precedenti. L'80% dei bambini (8/10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4/19).

I medici bergamaschi sostengono che, nel loro insieme, i loro risultati rappresentano un reale incremento dell'incidenza della malattia di kawasaki associata all'epidemia da sars-cov-2. Tuttavia, riportano che tale associazione va confermata da studi più ampi.

Secondo Angelo Mazza, co-autore dello studio e pediatra al Giovanni XXIII, "è importante comprendere le conseguenze del virus nei bambini, in particolare quando i Paesi di tutto il mondo si confrontano con piani per iniziare a ridurre le politiche di allontanamento sociale".

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