Corte Suprema Usa, no a licenziamento perché gay

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È quanto ha deciso la Corte Suprema degli Stati Uniti, stabilendo che la legge federale deve proteggere da ogni discriminazione sul lavoro. "Il sesso svolge un ruolo necessario e indiscutibile nella decisione, esattamente ciò che il Titolo VII vieta", si legge nella sentenza. A stabilirlo è la corte suprema degli Stati Uniti. I magistrati hanno preso la decisione a maggioranza, 6 a 3.

Si riconosce, dunque, che lì dove la legge parla di "sesso" non ci si riferisce solo alla potenziale discriminazione delle donne. Come sottolinea infatti il New York Times: "Un impiegato che sposava il suo partner dello stesso sesso la mattina, il pomeriggio poteva venire licenziato per essere gay".

Hanno votato a favore della sentenza, oltre al conservatore Gorsuch, il giudice capo John Roberts, anche lui di area moderata, e i liberal Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan. Purtroppo troppe persone, per ignoranza o cattiveria, restano ancorate agli ideali del passato, alle categorie vetuste, ad un modello di società che ormai è ammuffito. Tutti e tre hanno sostenuto di essere stati licenziati proprio a causa della loro identità sessuale. Un'esperienza che ha segnato la giovane che non si era mai ripresa dalle violenze in carcere. Donald Zarda, che è stato licenziato dal suo lavoro come istruttore di paracadutismo perché è gay, è morto nel 2014.

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La proprietà passò di mano in mano, ma nel 2015 arrivò il definitivo fallimento della Postalmarket Spa. Si tratterà infatti di un catalogo digitale , che sbarcherà su Internet entro Natale .

No alle discriminazioni sul posto di lavoro per gay e persone transgender.

Siamo in procinto di discutere una legge attesa da anni dalla comunità che inserisca ufficialmente le discriminazioni per genere, orientamento sessuale ed identità di genere nel nostro ordinamento colmando un vuoto che grava sulla vita quotidiana di tantissime persone. I lavoratori gay in tutto il Paese, secondo la Lgbt, sarebbero più di 8 milioni, mentre il totale supererebbe gli 11 milioni, secondo il Williams Institute di Ucla University.

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