Padre Maccalli liberato in Mali. Era stato rapito nel settembre del 2018

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I due erano stati rapiti in Niger nel 2018.

A quanto si apprende da fonti qualificate, sono stati liberati nel Mali il sacerdote Pier Luigi Maccalli, sequestrato in Niger nel 2018, e Nicola Chiacchio. Mentre ai microfoni di 'Moka', Radio 1 Rai, Padre Antonio Porcellato, Superiore Generale della Società delle Missioni Africane (SMA) di cui fa parte Padre Luigi Maccalli, ha raccontato la gioia nell'aver appreso la notizia della liberazione: "Siamo scesi tutti per brindare insieme e stare insieme".

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Lavoriamo nelle prossime ore per aumentare il livello dei controlli sugli assembramenti , non ce li possiamo permettere. Ma rispetto a ieri sono molti di più i tamponi: ben 99.742 contro i 60.241 del giorno precedente.

Anche il premier Giuseppe Conte ha espresso soddisfazione ringraziando, oltre all'intelligence, la Farnesina: "Stanno rientrando in Italia!".

Padre Maccalli della diocesi di Crema, era già stato volontario in Costa D'Avorio, dedito all'opera missionaria presso il popolo gurmancé; si è adoperato per anni nell'edificazione di scuole rurali e ambulatori medici, nella promozione femminile, nel contrasto di pratiche barbare come l'infibulazione, nello scavo di pozzi nei villaggi sul territorio della parrocchia di Bomoanga. "Grazie alla nostra intelligence, in particolare all'Aise, e a tutti coloro che hanno lavorato per riportarli a casa", le parole sui social del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Insieme a lui è stato rapito anche Nicola Chiaccio; dell'uomo si erano perse completamente le tracce, probabilmente si trovava in Mali per una vacanza. "Mi chiamo Pier Luigi Maccalli, di nazionalità italiana, oggi è il 24 marzo", diceva il prete in un video di 24 secondi consegnato dal gruppo jihadista al quotidiano 'Avvenire'. Ad aprile i due erano comparsi in un breve video che dimostrava che erano ancora vivi. Entrambi apparivano dimagriti. Il rilascio degli ostaggi è seguito alla liberazione da parte delle autorità maliane di 180 prigionieri jihadisti nel fine settimana, il che aveva alimentato la speculazione sull'imminenza di uno scambio di prigionieri per liberare Soumaila Cissé, importante politico dell'opposizione detenuto dagli estremisti islamici da 6 mesi.

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