Accordo per tamponi da medici famiglia,18 euro a test

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È dura la presa di posizione dello Snami, il sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, relativamente al nodo tamponi.

L'uso dei tamponi rapidi da parte dei medici di medicina generale ha l'obiettivo di contribuire in maniera fondamentale a prevenire la diffusione dell'epidemia e isolare in modo efficace i focolai, così da evitare che l'attività di indagine epidemiologica con il tracciamento dei contatti e l'accertamento diagnostico, l'isolamento dei casi e l'applicazione delle misure di quarantena gravino esclusivamente sui Dipartimenti di Sanità Pubblica.

Siglato l'accordo stralcio tra Sisac e medici di famiglia per l'esecuzione dei tamponi antigenici rapidi che saranno gratuiti per i cittadini mentre a medico saranno riconosciuti 18 euro se il test viene effettuato nello studio del medico e 12 euro se effettuato al di fuori dallo studio, nelle Case della Salute, in locali predisposti dalle Asl, nei tendoni della Protezione Civile. I calcoli sono semplici: da qui a Natale saranno distribuiti circa 2 milioni di tamponi ai medici di base, che in tutto sono circa 53 mila.

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In difesa, a protezione di Heca, dovrebbero agire Sacek, Celutska, Lischka e Hanousek. I titolari sulla trequarti dovrebbero essere Vindheim, Dockal e Moberg.

Diversi sindacati avevano infatti richiesto che l'adesione al progetto avvenisse su base volontaria, e chiedevano una modifica del testo. "Questo sforzo straordinario mantiene in vita la rete ospedaliera, ma non può sopportare anche il peso di numerose richieste burocratiche che causano notevoli perdite di tempo, anche perché siamo nel pieno della più grande campagna vaccinale mai realizzata che vede strenuamente impegnati i medici di medicina generale". La formazione e i costi per la manutenzione non dovrebbero essere più in carico ai professionisti ai quali vengono assegnate le attrezzature, come era stato indicato inizialmente. Ma la seconda è che dobbiamo affrontare questa sfida con coraggio e a testa alta.

La questione è che molti studi medici non sono idonei per questa tipologia di intervento, spesso hanno una sola porta, non hanno aree da poter dedicare a queste operazioni. "Non da ultimo, siamo perennemente messi sotto pressione dai pazienti, che non avendo punti di riferimento relativamente all'emergenza Covid, si rivolgono a noi su questioni prettamente burocratico-lavorative, come se potessimo sostituirci ad altri organi dello Stato, vedi Inps, Inail, Provveditorato agli studi e consulenti del lavoro".

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