Nyt, ucciso numero 2 di Al Qaida

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A diffondere la notizia è il New York Times, con la conferma di fonti di intelligence. Fu lui a ordinare gli attentati del 1998 alle ambasciate in Kenia e Tanzania.

L'operazione del Mossad non ha colpito solamente il numero due di Al-Qaeda, ma anche la figlia uccisa durante la sparatoria.

Il rapporto non è stato immediatamente confermato o scartato dalla Casa Bianca, poiché il possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nella presunta operazione rimane oggetto di congetture.

Secondo il New York Times, Abdullah Ahmed Abdullah è stato ucciso tre mesi fa - insieme alla moglie - da due agenti israeliani per conto degli Usa. La storia di Abdullah Ahmed Abdullah è assai nota agli americani.

Contagi in calo a 32.961 Sale invece il numero di vittime
Nel video sotto riportato si ripercorre l'evoluzione dei casi attivi di Covid-19 in Italia Regione per Regione. Il numero totale di attualmente positivi è di 590.110 con un incremento di 16.776 assistiti rispetto a ieri .

Gli attentati alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, per cui Abu Muhammad al-Masri è stato incriminato, provocarono la morte di 224 persone e il ferimento di oltre 5 mila.

Colpo in Iran, dove il Mossad è riuscito ad uccidere il numero due di Al-Qaeda. A ucciderlo sono stati due agenti, che a bordo di una moto lo hanno individuato e hanno iniziato a fare fuoco.

Abdullah Ahmed Abdullah, 58 anni, era tra i fondatori dell'organizzazione terroristica Al Qaeda e si ritiene che fosse il primo in linea di successione dopo il suo leader attuale Ayman al-Zawahri.

Le autorità federali statunitensi avevano offerto una ricompensa di 10 milioni di dollari per qualsiasi informazione che avesse portato alla sua cattura. L'anziano attentatore si faceva chiamare Abu Muhammad al-Masri, mentre la figlia Miriam era la vedova del figlio di Osama Bin Laden, ossia Hamza Bin Laden. Non è ancora stato chiarito il ruolo giocato dagli Stati Uniti, ma di certo hanno collaborato con il tracciamento dei movimenti dell'esponente di Al Qaida e di altri dirigenti, che hanno operato per diversi anni in Iran.

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