I dubbi aumentano: "In qualsiasi altra casa Maradona non sarebbe morto"

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I ladri avrebbero scassinato la cassaforte dopo che l'ex nemero 10 del Napoli era già deceduto.

Inspiegabilmente, invece, i medici che avevano Maradona in cura presso la clinica dov'era stato operato, hanno acconsentito a che Diego lasciasse l'ospedale per affidarsi a cure domiciliari. Addirittura pare che i malviventi si siano introdotti nell'appartamento mentre la leggenda argentino era a letto priva di vita.

Oggi anche la psichiatra Agustina Cosachov è stata iscritta nel registro degli indagati per omicidio colposo e il suo ufficio è stato perquisito dalle forze dell'ordine argentine. Le condizioni in cui il Pibe de Oro è stato costretto a vivere i suoi ultimi giorni sarebbero state semplicemente incompatibili con il complesso quadro clinico e con le patologie di cui soffriva. Ha fatto solo quello che le dicevano medico e psichiatra." - le sue parole a Marca - "Diego era un paziente tossicodipendente, prendeva pillole solo per la sua prescrizione psichiatrica.

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La perquisizione all'interno della casa del calciatore, inoltre, ha condotto a pensare che Diego vivesse in uno stato di completo abbandono.

A puntare ancora il dito contro la sistemazione approntata per Maradona e il trattamento riservatogli è stato Baqué, che ha riportato le testimonianze di una delle tre infermiere incaricate di prestare assistenza sanitaria nella villa di Tigre. Anzi, qui ci sarebbero non più di cento mila dollari. "Maradona è morto povero" ha detto il giornalista Luis Ventura, sempre molto vicino all'argentino che avrebbe sperperato gran parte dei proventi dei contratti di sponsorizzazione e delle apparizioni televisive. Questa è la notizia bomba che arriva dall'Argentina ad una settimana dalla morte di Maradona. La scelta del luogo per il ricovero domiciliare, con una serie di requisiti esplicitamente indicati e puntualmente disattesi, è ricaduta sulle figlie (che vivono nelle vicinanze), ma ad allestire l'abitazione sarebbe stato il circolo intimo di Maradona con in testa Luque.

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A spegnere le fiamme, è stato lo stesso giocatore (35enne) aiutato da alcuni vicini. Gli inquirenti hanno chiaramente aperto un'inchiesta per far luce sull'accaduto.

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