Manifestazioni pro Trump: prime battute di una guerra civile in USA?

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Altre centinaia di manifestanti, pochi con le mascherine, si sono radunati davanti all'obelisco del Washington Monument e a Freedom Plaza, non distante dalla Casa Bianca.

E secondo, ammiccare all'attivismo e alla sinistra del partito democratico: "Ascolteremo e ci impegneremo da vicino con gli attivisti, compresi i giovani, che hanno continuato a lanciare l'allarme e chiedere il cambiamento a chi è al potere". Il Paese che per un secolo si è vantato di esportare democrazia e ha insegnato agli Stati che uscivano dalle dittature che dovevano dotarsi, in primo luogo, di sistemi elettorali credibili, continua, invece, a vivere l'incubo della contestazione della legittimità del voto sulla base di teorie cospirative continuamente riproposte nonostante siano state dichiarate infondate da almeno 50 tribunali. Il leader del GOP nello Stato promotore della causa, appoggiata da 17 Stati e oltre 120 membri repubblicani del Congresso, ha infatti commentato il no della Corte Suprema Usa rilanciando, anche se in maniera ipotetica, una secessione degli Stati in questione.

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Da parte dell'imprenditore, però, non sono mancate le parole di incoraggiamento: " Mi ha detto che sono stata coraggiosa ". Mentre ero fuori hanno parlato contro di me e hanno detto cose non vere quando io non potevo neanche difendermi. ".

Il voto dei grandi elettori Al termine di una lunga giornata, i 538 "grandi elettori" dei 50 Stati e della capitale mettono il sigillo sulla vittoria di Joe Biden e di Kamala Harris. La donna ha commentato: "Mi auguro che questo segni l'inizi della fine di un periodo doloroso della nostra storia". Infatti non esiste nessuna norma costituzionale che obblighi gli elettori a dare il loro voto al candidato che ha ricevuto la preferenza dei cittadini del loro Stato. Il presidente eletto ha poi sottolineato la necessità di fornire "immediato aiuto economico così tanto necessario a così tanti americani che oggi sono colpiti". Tanto più che la Camera è nelle mani dei dem, mentre le sorti del Senato - ora controllato dai repubblicani - sono appese ai due ballottaggi del 5 gennaio.

Lo stesso Snowden ha condiviso il tweet del repubblicano.

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