Nel 2020 chiusura definitiva per oltre 300mila imprese, l’allarme di Confcommercio

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Tra i settori più colpiti, nell'ambito del commercio abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-11,8%) e distributori di carburante (-10,1%).

Il bilancio del 2020 illustrato dall'Ufficio Studi di Confcommercio dice che tra Covid e crollo dei consumi, quest'anno hanno abbassato la saracinesca in maniera definitiva oltre 390mila imprese a fronte di 85mila nuove aperture. Gli indicatori considerati per la stima delle chiusure sono la quota delle imprese individuali settore per settore e la caduta della domanda rivolta al settore stesso, considerato in senso lato (lo shock subito dall'impresa al dettaglio si trasmette quasi integro al grossista, per esempio).

390 mila imprese spariscono nel 2020 a causa della pandemia e della conseguente crisi economica.

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A rivelare il restoscena è stato il portale Tv Blog che, in un recente articolo, ha rivelato l'imminente ospitata di Maria De Filippi .

Il tasso di mortalità delle imprese nel commercio è raddoppiato dal 6,6% del 2019 all'11,1% del 2020, mentre la mortalità delle imprese dei servizi di mercato è salita dal 5,7% al 17,3%. C'è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un'impresa su tre.

Giuseppe Gagliano, imprenditore e presidente provinciale Confcommercio Salerno, sposta l'analisi dalla dimensione nazionale a quella territoriale locale: "Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Salerno, dall'inizio della pandemia hanno chiuso circa 3.500 imprese, di cui quasi il 20% (quindi circa 700) a Salerno città".

A questi settori si deve poi affiancare anche quella fetta importante di lavoratori autonomi, ovvero titolari di partita Iva che offrono servizi a terzi e non rientrano in alcuna tipologia di organizzazione societaria. "Si stima la chiusura per circa 200.000 professionisti tra appartenenti e non ai vari ordini, operanti nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi, attività artistiche, di intrattenimento e divertimento e altro". "Oltre all'indispensabile vaccino sanitario, c'è bisogno del vaccino economico, cioè indennizzi finalmente adeguati al crollo dei fatturati e l'utilizzo di tutte le risorse europee per rimettere in moto l'economia del nostro Paese".

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