Dopo Apple anche Amazon e Google rimuovono Parler

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Alla luce delle nuove evoluzioni politiche statunitensi, Apple decide di sospendere dal suo shop Parler, social popolare nell'estrema destra.

Continua quindi la guerra tra i Gafa e il presidente uscente degli Stati Uniti d'America, con le prime ormai ben decise a silenziare per sempre non solo Trump, ma tutte le voci alternative alla narrazione del pensiero unico globalista supportato dai colossi Big Tech, congiuntamente a tutti coloro che si propongono di offrire uno spazio senza censure per poter esprimere liberamente le proprie opinioni. Trump, accusato di aver invocato l'insurrezione, é stato bandito da Facebook e Twitter, ma i suoi sostenitori sono quanto mai attivi e si accalcano su quelle piattaforme digitali che più si dimostrano accomodanti nei loro confronti. "Parler non ha preso le misure adeguate per affrontare il proliferare di queste minacce sulla sicurezza della gente". La Mela ha motivato il blocco del social network, noto per la carenza di filtri e particolarmente amato negli Usa dai fan più estremisti di Donald Trump, con il fatto che Parler non ha preso le misure necessarie ad arginare i discorsi di odio e violenza, specie in occasione e in seguito dell'assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio scorso.

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Il social network Parler è andato offline nella giornata di lunedì, un giorno dopo che Amazon, Google Apple hanno deciso di sospenderlo rispettivamente dal proprio servizio di hosting AWS e dai rispettivi store per non aver adeguato il proprio piano di moderazione agli standard anti-violenza. La motivazione addotta da Amazon, che sui suoi server ospita piattaforme molto note e usate come Netflix, è invece relativa alla presenza su Parler di "post che chiaramente incoraggiano e incitano alla violenza". Il Ceo di Parler, John Matze, aveva anticipato il clamoroso intervento dell'azienda di Bezos annunciando agli utenti della possibile interruzione del servizio.

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