Governo Draghi, 20 deputati M5S verso il no a fiducia

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Tra l'altro, il voto sul nascente Governo non è un voto come un altro.

Roma - Partono le procedure di espulsione per i senatori del M5S che ieri non hanno votato la fiducia al Governo Draghi e tra questi vi sono quattro calabresi: il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, Bianca Laura Granato, Rosa Silvana Abate e Margherita Corrado. Chi ha votato contro rischia l'espulsione, ma in alcuni casi (come Crucioli) l'addio al Movimento sarebbe spontaneo. È il voto dal quale prendono forma la maggioranza che sostiene l'esecutivo e l'opposizione.

"Se voleva spaventare gli indecisi ha fatto la mossa sbagliata - dice all'Adnkronos un senatore tra i 15 espulsi - stanno arrivando tantissimi messaggi di solidarietà dalla Camera, e qualche deputato scrive che stasera ci dimostreranno che non siamo soli".

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In particolare sono del M5S Luigi Di Maio , Stefano Patuanelli , Fabiana Dadone e Federico D'Incà . Tra vecchi nomi e riconferme, ecco che è pronto il nuovo esecutivo: il governo Draghi ha giurato .

"Decisione che non piacerà a qualcuno" "Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del Movimento al Senato - prosegue Crimi -". "Sono venuti meno all'impegno del portavoce del Movimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti. Whatever it takes" cioè "ora l'ambiente, a qualsiasi costo", come a dire che i valori fondanti del M5s sono stati sì sacrificati, ma solo per salvare l'ambiente. Per il Conte bis, votato in Aula il 10 settembre 2019, si schierarono 106 pentastellati, mentre Gianluigi Paragone si astenne (all'epoca nei 5S, è stato espulso a inizio 2020) e altri due erano assenti.

I "frondisti" rappresentano quasi un quarto del gruppo pentastellato.

La stessa fonte spiega che "martedì 16 febbraio si voterà su Rousseau sulla nuova governance del Movimento che prevede un direttorio di 5 persone, entro cui potrebbe trovare posto la voce della minoranza, che avrebbe dunque garanzie interne". Questi numeri permetterebbero anche la formazione di un gruppo autonomo a Palazzo Madama.

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