Covid-19, Lombardia, Lazio e Piemonte chiedono di rimanere in zona gialla

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A tal proposito, il governatore Attilio Fontana, in un'intervista, ha affermato che sarebbe una buona cosa che questa riunione venisse anticipata, così da lasciare un minimo di margine organizzativo in più ai cittadini davanti a un eventuale cambio di colore. Il Lazio, per esempio, è a 0,95: al limite, più o meno come la Lombardia.

Le regioni che fino a ieri erano più a rischio, secondo i dati erano la Lombardia, dove ci sono quattro comuni in lockdown, e le Marche, dove i contagi sembrano essere fuori controllo nella provincia di Ancora.

Per il governatore comunque "si dovrebbe rivedere il metodo delle limitazioni".

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"Sia chiaro che i veneti il senso di responsabilità ce l'hanno nel midollo spinale: prima viene la salute". E ancora: "E le dichiarazioni più 'avventurose' le fa chi non ha l'obbligo di firmare un documenti".

L'allarme diffusione varianti spinge le autorità sanitarie a chiedere alle regioni con Rt in bilico di aumentare le restrizioni, onde evitare di finire in zona rossa la prossima settimana. Ciò che preoccupa è la presenza delle nuove varianti del Coronavirus che si sono rivelate più contagiose. Ma è ovvio che maggiore libertà di movimento significa anche maggiore circolazione del virus e, di conseguenza, un aumento dei contagi e dell'indice di trasmissibilità Rt. Tra queste, le mutazioni provenienti dalla Gran Bretagna, dal Brasile e dal Sudafrica. In molte chiedono ovviamente di rimanere in zona Gialla, e la richiesta è legittimata proprio da quei punti decimali che separano le regioni stesse dalla zona Arancione. "Quindi i numeri sono da zona gialla", ha fatto notare il presidente del Piemonte Alberto Cirio.

"Ogni volta che cerchiamo di risalire succede qualcosa che ci spinge in basso": Temistocle Cioffi direttore della Rsa Pezzani di Voghera (Pavia) commenta così con la Provincia Pavese la positività al Covid di una operatrice che come altri 54 suoi colleghi della struttura non aveva dato l'adesione al vaccino. Chiedo, se fosse possibile, di anticipare la decisione perché i dati li hanno martedì.

A ogni, modo se dovesse arrivare la smentita e il Lazio tornasse in zona arancione, il provvedimento dovrebbe avere valore a partire da lunedì 22 febbraio 2021, e durare per almeno 2 settimane, in attesa di nuovi dati. La conferma arriverà entro qualche ora dal Ministero della Salute, ma stando a quando riferito dall'assessore alla Sanità Alessio D'Amato, i dati registrati non giustificherebbero il passaggio a una fascia di rischio più alta.

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