Tragedia Mottarone, non si esclude l'errore umano

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Nella notte sono scattati i primi fermi per il disastro della funivia Stresa-Mottarone, costata la vita a 14 persone: si tratta di Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l'impianto, e di Enrico Perocchio e Gabriele Tadini, rispettivamente direttore e capo operativo del servizio. Una volta terminati i controlli, dovrebbe essere tolto così che in caso di blocco per qualsiasi motivo la ganascia si possa serrare sul cavo portante e fermare il veicolo così che non precipiti, come successo domenica quando la cabina, una volta che la fune traente si è spezzata, è scivolata a gran velocità a valle schiantandosi sull'ultimo pilone e cadendo a terra.

L'incidente ha causato la morte di 14 persone. Secondo il procuratore capo Olimpia Bossi di Verbania il sistema di emergenza dei freni era stato manomesso con la presenza di un forchettone, era stato messo lì per evitare blocchi della funivia. Ma in termine precauzionali si sta procedendo con più calma e attenzione proprio perché la situazione del bambino è critica, seppur vi siano dei segnali positivi. Se una cabina si ferma improvvisamente, i freni di emergenza devono infatti essere sbloccati manualmente da un operatore che interviene sul posto.

Precipita una cabina della funivia Stresa-Mottarone: nove le vittime
Il cedimento del cavo di acciaio della funivia Stresa-Alpino-Mottarone è avvenuto a circa 300 metri dalla vetta del Mottarone . Le cabine sono state smontate, ricondizionate e rimontate con impianto acustico e videocamera di sorveglianza a bordo.

"La rottura del cavo è stata l'innesco della tragedia". Per far fronte al problema erano stati chiesti interventi di manutenzione che, però, si erano rivelatinon risolutivi. Il sistema presentava delle anomalie e "avrebbe necessitato un intervento più radicale con un blocco se non prolungato almeno consistente dell'impianto". "Nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l'esito fatale". "Si è tutto accelerato nel corso del pomeriggio e di questa notte - conclude il procuratore lasciando la caserma -". I tre devono rispondere di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose nei confronti di un bambino (unico sopravvissuto) rimasto gravemente ferito e di rimozione od omissione dolosa di cautele - punisce chi omette di collocare strumento destinati a prevenire infortuni - aggravata se dal fatto deriva un disastro, come in questo caso. Una scelta "molto sconcertante" quella che i tre - ora in carcere per un quadro indiziario ritenuto "grave" - hanno portato avanti pur di evitare una riparazione adeguata del sistema frenante che probabilmente avrebbe portato a una lunga chiusura dell'impianto, le cui casse erano state messe già a dura prova dal lockdown. Problemi su cui si era cercato di agire con alcune azioni di manutenzione, che non avevano risolto il problema. "Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la 'forchettà, che impedisce al freno d'emergenza di entrare in funzione".

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