Taranto, sentenza ex Ilva: condannati i fratelli Riva e Nichi Vendola

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I fratelli Fabio e Nicola Riva sono gli imputati principali, per i quali i pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a 28 e a 25 anni di reclusione per disastro ambientale.

Taranto, 31 mag - L'ex governatore Puglia Nichi Vendola è stato condannato a 3 anni e mezzo di reclusione nel processo "Ambiente Svenduto" per il reato di disastro ambientale imputato all'Ilva dei Riva. Le condanne sono state pronunciate dalla Corte d'Assise di Taranto, a conclusione del processo iniziato il 17 maggio 2016 che scaturisce dall'inchiesta che portò al sequestro degli impianti dell'area a caldo del siderurgico e agli arresti avvenuti a partire dal 26 luglio 2012.

A Legambiente, che era tra le parti civili al processo (come già lo era stata, in assoluta solitudine, per precedenti processi contro Ilva nel passato) sono state riconosciuti provvisionali di 20mila euro per l'associazione nazionale e 50mila euro per Legambiente Puglia e circolo di Taranto, tra le più alte disposte dai giudici.

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Per Lorenzo Liberti, che da consulente della Procura avrebbe accettato una mazzetta da 10mila euro per addomesticare una perizia, pena severa: 15 anni, comunque due in meno rispetto a quanti richiesti dall'accusa.

La Corte d'Assise di Taranto ha pronunciato condanne pesanti: 22 anni per Fabio e 20 per Nicola, ex proprietari e amministratori dell'impianto siderurgico. Venti anni di reclusione sono stati invece chiesti per Legnani, Ceriani, Rebaioli, Pastorino, Bessone (tutti "fiduciari" di Riva). Di qui la reazione durissima, in un video diffuso sui social: "È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l'ombra di una prova". Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all'avanguardia contro i veleni industriali. Ho taciuto per quasi 10 anni difendendomi solo nelle aule di giustizia, ora non starò più zitto.

"Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità - ha detto Vendola -. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l'ennesima prova di una giustizia profondamente malata". "Ho sempre creduto e continuò a credere all'innocenza di Nichi Vendola", ha scritto in un post su Twitter Gennaro Migliore di Italia Viva: "Ne ho conosciuto la passione e la lotta per la difesa dell'ambiente e della vita". Questa condanna per me e per uno scienziato come Assennato è una vergogna.

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